Per firmare il referendum scaricate il modulo, stampatelo e compilatelo. Infine piegatelo a metà e incollate in modo da ottenere una cartolina già affrancata che potrete semplicemente inserire nella cassetta postale per l'invio.

Migliaia di lavoratrici e lavoratori impiegati nel settore dei servizi, nelle imprese di pulizia, nei saloni di parrucchiere o nelle panetterie fanno già fatica a sbarcare il lunario con il proprio stipendio. Eppure, due settimane fa, l’Assemblea federale ha deciso che i salari minimi cantonali e comunali non si applicheranno più alle loro professioni. Un comitato composto da sindacati e partiti politici ha lanciato quindi un referendum per denunciare questo attacco ai salari minimi e alle decisioni popolari. Chiunque lavori deve poter vivere del proprio salario!

Con questo attacco ai salari, i salari minimi cantonali e comunali non verrebbero più applicati a tutti – anche laddove i cantoni o i comuni hanno espressamente deciso il contrario. 

Attacco ai salari femminili e alla tutela salariale
Quasi due terzi delle persone che percepiscono il salario minimo sono donne. Molte di loro lavorano in settori a bassa retribuzione, dove spesso devono accontentarsi delle mansioni meno remunerative. I salari minimi hanno quindi effetti positivi sulla parità salariale. Tuttavia, l’attacco ai salari minimi mette in discussione questa conquista sociale. 

I salari femminili non sarebbero del resto gli unici a rimetterci in questa vicenda. Infatti, quando i salari minimi vengono indeboliti, aumenta la pressione su tutte le retribuzioni. Le imprese che versano salari corretti non tarderebbero a subire la pressione di quelle che sfruttano il proprio personale. I salari minimi mirano proprio a impedire qualsiasi concorrenza a scapito dei lavoratori e delle lavoratrici. La decisione dell'Assemblea federale indebolisce la tutela salariale in tutta la Svizzera e mina le misure di accompagnamento contro il dumping salariale. 

Attacco alle decisioni democratiche
In Ticino, il Parlamento ha adottato salari minimi applicabili a tutti i lavoratori e le lavoratrici. A Ginevra e a Neuchâtel, una misura di questo tipo è stata addirittura votata dai cittadini e dalle cittadine. Lo stesso vale per la città di Zurigo e per Winterthur. Il progetto appena adottato a Berna non tiene in alcun conto queste decisioni democratiche. Laddove i salari minimi sono già in vigore, non verrebbero più adeguati al rincaro. Inoltre non potrebbero più essere applicati nei grandi settori a bassi salari, come quello alberghiero e della ristorazione o delle pulizie. 

Attacco al federalismo e alla Costituzione
La decisione del Parlamento lede anche il federalismo. I salari minimi destinati a combattere le retribuzioni da fame rientrano nella politica sociale e sono quindi di competenza dei Cantoni e dei Comuni. Sono gli enti locali a farsi carico dei costi dell’assistenza sociale. In futuro, però, non sarebbero più autorizzati ad adottare misure efficaci per prevenire il fenomeno dei lavoratori e delle lavoratrici poveri. In altre parole: Berna detta legge, i Cantoni pagano il conto.
L’attacco ai salari minimi costituisce un pericoloso precedente. Per quanto importanti possano essere per i lavoratori e le lavoratrici, i contratti collettivi di lavoro rimangono contratti privati e non devono quindi prevalere sulle leggi adottate democraticamente. Il contrario lederebbe lo Stato di diritto e la Costituzione.

I sindacati e i partiti politici hanno lanciato il referendum
Laddove i salari minimi sono stati introdotti, il numero di lavoratori e lavoratrici poveri è diminuito, senza che il tasso di disoccupazione aumentasse. «Questa modifica di legge colpisce in pieno tutte le persone che lavorano sodo ma devono comunque contare ogni centesimo, e per le quali un salario che consenta di vivere dignitosamente è una necessità assoluta», ha deplorato Adrian Wüthrich, presidente di Travail.Suisse. Chiunque lavori a tempo pieno in Svizzera deve poter vivere del proprio salario. E la volontà popolare deve essere rispettata. 

Per firmare il referendum scaricate il modulo, stampatelo e compilatelo. Infine piegatelo a metà e incollate in modo da ottenere una cartolina già affrancata che potrete semplicemente inserire nella cassetta postale per l'invio.