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Il 25 marzo scorso il Tribunale Federale ha respinto i ricorsi contro la tassa di collegamento. La tassa era stata approvata dal Parlamento nel 2015 e in votazione popolare nel 2016 con una risicata maggioranza, con l’idea di verificare dopo tre anni di applicazione la sua reale efficacia come deterrente al traffico veicolare.

Molti datori di lavoro hanno fin da subito trattenuto un contributo per la tassa dalle buste paga dei dipendenti che usufruiscono di parcheggio. Tuttavia il Consigliere di Stato Claudio Zali pochi giorni dopo la sentenza del TF ha affermato che la tassa non sarà prelevata in modo retroattivo e nemmeno pretesa in questo periodo di crisi.

Come OCST il 28 aprile avevamo quindi richiesto ai datori di lavoro di restituire quanto prelevato, in particolar modo alla luce del delicato momento storico.

Molte aziende, tra cui per esempio l’Ente Ospedaliero Cantonale, avevano deciso di attendere una formale decisione del Consiglio di Stato prima di procedere.

Purtroppo, nella seduta di ieri, l’onorevole Zali rispondendo a un’interpellanza, ha invece ribadito che il Governo non intende intervenire nell’affare “restituzione della tassa di collegamento” che resterà dunque una questione tra privati.

Richiamando il nostro precedente comunicato l’OCST chiede quindi che le aziende restituiscano quanto accantonato in questi anni. In questo delicato e particolare momento qualsiasi importo può risultare importante per le lavoratrici e i lavoratori.

Come sindacato ci riserviamo anche di procedere a delle richieste mirate nei confronti di singoli datori di lavoro.

Gianni Guidicelli