Il comitato OCST-Docenti, su mandato dell’assemblea tenutasi il 14 novembre scorso, ha deciso di impegnarsi in una campagna a sostegno di misure indispensabili per una scuola davvero funzionante. Dopo mesi di verifiche interne, culminate con la discussione assembleare, il sindacato ha rilevato, settore per settore, dei punti fortemente critici sui quali è urgente intervenire.

Per le scuole dell’infanzia è giunto il momento di porre fine ad una condizione contrattuale per cui i professionisti lavorano ininterrottamente almeno dalle 08.30 fino alle 16.00, considerando la pausa pranzo come parte integrante del tempo educativo, quindi di lavoro. Questa situazione risulta ancor meno giustificata e sostenibile oggi, in regime di applicazione del concordato Harmos, quando ai docenti vengono richiesti sforzi e responsabilità maggiori rispetto al passato, in quanto devono accogliere bambini di età ancor più diverse (dai 3 ai 6 anni compresi), prevedere colloqui sistematici con le famiglie, scrivere protocolli di valutazione formale, obiettivi di scolarizzazione,... con inevitabili frequenti prolungamenti della giornata lavorativa ben oltre le canoniche 15.30/16. Se ci si attende, come è giusto, che tali oneri professionali implichino un lavoro di qualità, allora è impossibile pretendere che un orario di lavoro che non prevede neanche mezz’ora di pausa sull’arco di 7-9 ore non abbia ripercussioni negative sugli insegnanti e, di riflesso, sul rapporto con i bambini loro affidati e con le rispettive famiglie.

Analogamente occorre fare qualche riflessione sulle scuole elementari, dove, troppo spesso, alla richiesta formulata dai docenti (legittimamente fondata) di disporre di un docente di appoggio, sebbene vi siano le condizioni legali ed il preavviso favorevole dell’ispettorato cantonale, alcuni Comuni si rifiutano di allocare tale risorsa solo per ragioni finanziarie, accrescendo in tal modo le disparità tra i diversi istituti scolastici comunali per quanto concerne la qualità delle condizioni di studio.

Particolarmente gravosa e da correggere è pure la responsabilità attribuita ai docenti quando devono condurre in gita la propria classe per una settimana e devono occuparsi tutto il giorno degli scolari (dalla sveglia fino al coricarsi), con evidente grande dispendio di energie (ben oltre le ordinarie ore di lezione: si pensi anche solo alle attività da organizzare nel dopocena o alle docce quotidiane), oltre a garantire l’assistenza ai bambini nel corso della notte (non sono rari i disturbi del sonno, le paure per la lontananza da casa, i problemi generati da malanni e altro ancora). Il nostro comitato ritiene che non sia corretto richiedere ai docenti di assumersi la responsabilità di un gruppo di bambini, ininterrottamente, giorno e notte, fino a cinque giorni, ovvero per 104 ore di lavoro, oltretutto senza alcuna retribuzione straordinaria e, come capita in alcuni Comuni, addirittura con la detrazione delle spese vive di vitto e alloggio, quindi con conseguente riduzione del salario mensile!

La questione delle gite con pernottamento concerne anche i docenti accompagnatori delle scuole medie, i quali sono chiamati ad assumersi un impegno orario straordinario e elevate responsabilità nei confronti di alunni adolescenti senza disporre di una copertura giuridica dello Stato e senza ricevere un corrispettivo riconoscimento economico.

Per i settori scolastici delle scuole medie, professionali e medie superiori riteniamo opportuno chiedere uno sgravio orario proporzionale al numero di allievi ai quali si insegna, in particolare per sostenere quei docenti che sono tenuti a stabilire una relazione formativa con 200-300 allievi in un contesto in cui da una parte cresce l’eterogeneità degli allievi e dall’altra aumenta la pressione per la personalizzazione dell’insegnamento, la differenziazione pedagogica e il co-insegnamento, ciò che implica anche l’organizzazione di colloqui con le famiglie, la redazione di rapporti di valutazione di vario tipo, l’investimento nel collaborare allo sviluppo di progetti con i colleghi e il coinvolgimento di figure esterne all’insegnamento in senso stretto. Molti docenti, specialmente del settore medio, ci segnalano di essere in grave difficoltà, anche solo nel gestire gli aspetti più burocratici del fenomeno (rispetto delle scadenze, redazione di progetti e preventivi, di consuntivi e bilanci, di verbali, di protocolli, ,…) che rischiano di prendere il sopravvento sulla dimensione che è e che deve restare prioritaria, ovvero quella della relazione educativa diretta e dell’insegnamento.

Dato questo quadro generale non stupiscono quindi gli esiti dello studio “Lavorare a scuola” condotto dal CIRSE da cui si ricava che il burnout lavorativo è più frequente proprio nella scuola dell’obbligo, dove il divario tra le aspettative espresse dalle autorità scolastiche e le condizioni di lavoro è maggiore: fra i docenti delle scuole dell’infanzia (20,3%), delle elementari (24,2%) e delle medie (20,9%). Tra l’altro quest’ultimo è l’unico settore di scuola obbligatoria per cui non è stato applicato né è previsto alcun effettivo adeguamento salariale.

Nelle scuole professionali e nelle scuole medie superiori ci sembra necessario risolvere in particolare il problema del riconoscimento del lavoro dei docenti per la preparazione, la somministrazione, la correzione e la valutazione degli esami di maturità (professionale e liceale) che creano un importante onere di lavoro e di assunzione di responsabilità, viste anche le rilevanti ricadute che gli esami hanno sulla vita scolastica degli studenti. Riteniamo necessario e urgente che questo onere di lavoro che concerne oltre gli esami scritti anche gli esami orali (in media 20 minuti di attività orale per allievo, cioè 8 ore lavorative effettive per una classe di 24 allievi) sia riconosciuto per tutti anche per evitare le attuali eclatanti disparità di trattamento, sia nel professionale che nel medio superiore (in quest’ultimo settore questo maggior onere non è mai riconosciuto, diversamente da quanto avviene, ad esempio, per la gestione degli esami integrativi e di ammissione, non certo più onerosi o più qualificanti).

Nel professionale, tra le altre cose, occorre inoltre intervenire per porre fine alla costante penuria dei periti di esame orale, determinata per lo più dalla bassissima retribuzione delle sessioni degli esami orali, fenomeno peraltro conosciuto, sia pure in forma più lieve, anche dagli esperti di materia nei nostri licei.

Nei prossimi mesi l’OCST-Docenti si impegnerà dunque a far conoscere queste e altre richieste per condividerle con il mondo della scuola, con altre forze sindacali e con tutta la società allo scopo di rilanciare un progetto comune formativo ed educativo innestato su basi più solide e corrette.