Lo scorso 9 giugno si è tenuto a Lugano il secondo incontro del ciclo «Le sfide del lavoro nella transizione ecologica». Perché affrontare questo tema? La sensibilità ambientale sempre più diffusa sta trasformando le aziende e il mondo del lavoro.

Diventa allora strategico capirne di più. Sono poi molto evidenti le conseguenze sociali e ambientali del sistema attuale che, come ha detto papa Francesco in numerose occasioni, produce scarti umani oltre che scarti materiali. È importante che le lavoratrici e i lavoratori siano pienamente partecipi nel processo di transizione ecologica. La partecipazione non può che iniziare, come primo passo, dall’informazione, dalla conoscenza e dalla discussione.

Il tema del secondo incontro è stato l’abbigliamento: qual è l’impatto sociale e ambientale di questo importante ambito di produzione e di consumo e quali le prospettive per il futuro, in particolare nel nostro cantone?
Ha aperto la discussione Jelena Sucic, co-coordinatrice di Fashion Revolution Ticino, designer sistemica e ricercatrice in processi sostenibili. Per produrre una maglietta sono necessari 2’720 litri di acqua, quanto una persona beve sull’arco di tre anni. In Cina l’80% delle falde acquifere è fortemente inquinata e inadatta anche per lavarsi. Questo per quel che riguarda il «come» della produzione. Ma è fondamentale anche chinarsi sul «quanto». Infatti ben il 40% dei vestiti prodotti non verrà mai o solo raramente indossato.
Nell’industria della moda operano 70 milioni di persone a livello globale, la maggior parte donne. Solo il 12 percento dei marchi coinvolti in una recente inchiesta poteva dimostrare che le lavoratrici e i lavoratori che operano nella filiera di produzione ricevessero un salario minimo di sussistenza, che permettesse cioè di far fronte alle esigenze vitali. È importante quindi la trasparenza, cioè che le consumatrici e i consumatori possano facilmente risalire alle informazioni riguardo al rispetto da parte delle aziende dei diritti delle persone e dell’ambiente in tutta la filiera di produzione. È centrale poi chinarsi sulle proprie abitudini di consumo e orientarsi verso l’acquisto consapevole di prodotti di qualità presso aziende trasparenti.
Il prof. Emanuele Carpanzano, Direttore della ricerca, sviluppo e trasferimento della conoscenza della Supsi, ha invece tratteggiato un quadro di tendenze, opportunità e sfide per le aziende, e le loro e i loro dipendenti. La quarta rivoluzione industriale si affianca all’esigenza di riprogettare i sistemi di produzione in chiave circolare, riducendo al minimo gli scarti e l’impatto sulle persone e sull’ambiente. Anche nell’industria della moda avvengono cambiamenti repentini. Il futuro verso il quale per molti motivi è interessante orientarsi, è una transizione dai prodotti standard che vengono progettati per una produzione di massa e messi a disposizione in negozi tradizionali, a prodotti pensati per essere personalizzati, prodotti localmente e consegnati a domicilio.
La paura che la tecnologia sostituisca il lavoro dell’uomo ci accompagna fin dai tempi di Aristotele, tuttavia l’esistenza di una disoccupazione tecnologica non è mai stata verificata. Non dobbiamo averne paura perché la tecnologia ha un impatto positivo sulle lavoratrici e sui lavoratori.
Per partecipare attivamente in questo mondo del lavoro in grande evoluzione sono necessarie nuove competenze. Si stima che la transizione ecologica entro il 2050 porterà alla perdita di 185 milioni di posti di lavoro e alla creazione di 200 milioni di posti di lavoro per nuove figure. La sfida è quindi quella di individuare nuove competenze e richieste derivanti dai cambiamenti in atto, lavorare con le giovani e i giovani e sulla formazione continua di chi è già attivo.
Su questo aspetto nel settore della moda è per esempio attiva la Suspi che organizza il MAS in Fashion innovation con Ticinomoda e il CAS in Sustainability in collaborazione con la Schweizerische Textilfachhochschule.
La sfida per le lavoratrici e per i lavoratori è dunque quella di essere parte attiva nel cambiamento per mezzo del valore aggiunto delle esperienze e delle competenze maturate, e di nuove conoscenze acquisite. Il settore della moda è centrale per il nostro cantone ed è attualmente complessivamente il più grande datore di lavoro, offrendo impieghi nei settori della produzione, ma anche della progettazione del design e della logistica.


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